Traguardi

Questo scatto è importante per me perché è arrivato dopo un lungo periodo di inattività forzata. E, come tutte le cose che arrivano non per caso, mi aveva fatto capire che stare lontano dal cercare sensazioni dietro una macchina fotografica mi era mancato profondamente. Come se non avessi potuto esprimere parola. Trasmettere qualcosa.

Ai primi di dicembre, in un prato semi innevato, pensavo così. Godendomi gli ultimi raggi di un tramonto arancione sul Monviso e la collina di Mondovì Piazza. Considero questa foto come un traguardo, sia per cosa rappresenta visualmente, in termini di distanza fisica, che di destinazione, cercando di guardare al di là delle montagne e ostacoli.

Tramonto al faro di Texel

Il tramonto arriva in fretta qui sulle isole Frisone, con un sole da film che scende dietro le nuvole che sembrano pennellate orizzontali. Mi inerpico su una collinetta e riesco, nonostante le folate di vento, a catturare il tutto. Inizia a fare fresco quando l’enorme palla arancione sta per finire ammollo nel Mare del Nord. Per fortuna ho portato il mezze maniche, la giacca, la giacca antivento, il cappello ed uno scaldacollo. Sembrerebbe davvero esagerato ma il vento della punta nord dell’isola sembra voler infilarsi in ogni centimetro di pelle scoperto, ed è alquanto fastidiosa questa sua intraprendenza. Trovo la giusta inquadratura per il faro e le casette. Il bianco di queste, in contrasto con il grigio azzurro del cielo è quasi irreale. Nel frattempo la luce del faro inizia a girare come una giostra. Rimango due ore a scattare e guardare come qua non ci sia nessuno, eccetto un gruppetto in lontananza, dall’altra parte del faro. La luce è ancora potente e pennella tutta la spiaggia, facendo risaltare il bianco della sabbia e il verde oliva della vegetazione a macchia. Sono da solo. Unico spettatore pagante di questo spettacolo.

Tramonto sulle spiaggie di Texel

E d’improvviso ti ritrovi di fronte ad una spiaggia, illuminata dalla luce del pomeriggio: immensa, un fuori scala in cui le persone sembrano soldatini abbandonati da qualche bambino.

La sabbia è talmente fine e chiara che penso che i costruttori di clessidre vengano qui a rifornirsi. Immergo un dito nelle piccole onde di granellini formati dal vento e mi rendo conto che il diametro di ognuno di questi è talmente piccolo che la sola umidità del mio dito li fa attaccare alla pelle. Realizzo che questa sabbiolina mi verrà dietro come souvenir clandestino sui vestiti, nelle scarpe, per un bel pezzo.

Ho come compagno solo il vento, deciso, da nord, che cerca di farsi notare con raffiche decise. Il sole che tramonta non riesce più ad avere la forza di scaldare la pelle. È troppo impegnato ad affondare lentamente nel mare del Nord.