Arrivo in pochi chilometri all’inizio di un parco composto da vari laghetti, dune a perdita d’occhio, e tante postazioni per l’osservazione dei volatili. Trovo un sentiero che dovrebbe andare in direzione della spiaggia che ho visto arrivando con il traghetto, quella immensa. Lascio la bici e proseguo tra sabbia, arbusti, in un cammino sempre più caldo e senza un filo d’aria. Sembra non finire più questo forno, finché dopo l’ennesima collinetta vedo l’inizio della spiaggia. Qua la sabbia è leggermente più scura, color caffelatte. Ma di traccia del mare nemmeno l’ombra. Un’enorme distesa piatta, perfettamente liscia, fino all’orizzonte. Mi concentro e vedo laggiù le onde di calore, e due vele. Attraverso il teleobiettivo scopro che il mare inizia proprio laggiù, a circa due chilometri dalla mia posizione, mi sembra irraggiungibile. Le vele corrono a destra e a sinistra, ma sono come miraggi, ondeggiano nella luce del mezzogiorno. Riesco a riconoscere un essere umano. No. È un palo. Troppo fermo. Al terzo tentativo vedo verso destra qualcosa muoversi ma sono davvero due formichine in un universo di granelli marroni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *