“She dreams in color, she dreams in red”

La definizione di una foto “al volo” dovrebbe abbastanza coincidere con questo scatto. Ero in Cina, nella città di Xi’An, gironzolando da solo nel caldo pieno di odori della sera. Non cercavo nulla in particolare, lasciavo correre lo sguardo su volti, scorci, azioni. E all’improvviso mi sono ritrovato in controluce lei. Appoggiata ad un parapetto, su una piazza sottostante. Circondata da migliaia di pailletes rossi dell’insegna del sottostante centro commerciale, e dalle luci che sembravano indirizzate verso di lei, ma non puntate direttamente. Non so se mi abbia più attirato il fatto che fosse in una posa sognante, oppure l’intero colpo d’occhio scenico. Ho in fretta tirato fuori la reflex, appoggiatomi su un muretto, e fatto questo ed un altro paio di scatti.

E d’improvviso, come nelle migliori situazioni, tutto si spegne. Le luci della piazza, quelle dietro di lei. Qualche secondo in più e non sarei riuscito a fare nulla. Guardo la foto e mi rendo subito conto che mi colpisce, mi lascia qualcosa. Ad oggi non so ancora sia perché la mia mente pensi che stesse attendendo una risposta ad un messaggio sul cellulare, o semplicemente guardasse le luci della città pensando a qualcuno. Per correttezza vado dalla ragazza e le mostro il risultato. È molto sorpresa e contenta. Ride in soggezione con le sue amiche di questo scatto. A gesti la ringrazio e la saluto, lasciandola su quel terrazzo. Il titolo è stata la parte più facile, perché mi ricordava un verso della canzone “Better man” dei Pearl Jam. Grazie a te, ragazza in rosso, per avermi lasciato scattare una delle foto a cui più sono legato.

Traguardi

Questo scatto è importante per me perché è arrivato dopo un lungo periodo di inattività forzata. E, come tutte le cose che arrivano non per caso, mi aveva fatto capire che stare lontano dal cercare sensazioni dietro una macchina fotografica mi era mancato profondamente. Come se non avessi potuto esprimere parola. Trasmettere qualcosa.

Ai primi di dicembre, in un prato semi innevato, pensavo così. Godendomi gli ultimi raggi di un tramonto arancione sul Monviso e la collina di Mondovì Piazza. Considero questa foto come un traguardo, sia per cosa rappresenta visualmente, in termini di distanza fisica, che di destinazione, cercando di guardare al di là delle montagne e ostacoli.

Scatole di luce

Prima di scattare questa fotografia son passato davanti a questo edificio, penso, per un anno. Non trovavo mai la voglia, lo stimolo, le giuste condizioni per andare e rendergli giustizia, a livello di architettura, forme e colori. Trovo che il suo fascino sia nelle trasparenze, nelle luci interne che dipingono l’esterno, e se siete mai stati a Cuneo saprete che manca proprio l’effetto di queste scatole di luce. Rondò dei Talenti, Cuneo

Tramonto al faro di Texel

Il tramonto arriva in fretta qui sulle isole Frisone, con un sole da film che scende dietro le nuvole che sembrano pennellate orizzontali. Mi inerpico su una collinetta e riesco, nonostante le folate di vento, a catturare il tutto. Inizia a fare fresco quando l’enorme palla arancione sta per finire ammollo nel Mare del Nord. Per fortuna ho portato il mezze maniche, la giacca, la giacca antivento, il cappello ed uno scaldacollo. Sembrerebbe davvero esagerato ma il vento della punta nord dell’isola sembra voler infilarsi in ogni centimetro di pelle scoperto, ed è alquanto fastidiosa questa sua intraprendenza. Trovo la giusta inquadratura per il faro e le casette. Il bianco di queste, in contrasto con il grigio azzurro del cielo è quasi irreale. Nel frattempo la luce del faro inizia a girare come una giostra. Rimango due ore a scattare e guardare come qua non ci sia nessuno, eccetto un gruppetto in lontananza, dall’altra parte del faro. La luce è ancora potente e pennella tutta la spiaggia, facendo risaltare il bianco della sabbia e il verde oliva della vegetazione a macchia. Sono da solo. Unico spettatore pagante di questo spettacolo.

Tramonto sulle spiaggie di Texel

E d’improvviso ti ritrovi di fronte ad una spiaggia, illuminata dalla luce del pomeriggio: immensa, un fuori scala in cui le persone sembrano soldatini abbandonati da qualche bambino.

La sabbia è talmente fine e chiara che penso che i costruttori di clessidre vengano qui a rifornirsi. Immergo un dito nelle piccole onde di granellini formati dal vento e mi rendo conto che il diametro di ognuno di questi è talmente piccolo che la sola umidità del mio dito li fa attaccare alla pelle. Realizzo che questa sabbiolina mi verrà dietro come souvenir clandestino sui vestiti, nelle scarpe, per un bel pezzo.

Ho come compagno solo il vento, deciso, da nord, che cerca di farsi notare con raffiche decise. Il sole che tramonta non riesce più ad avere la forza di scaldare la pelle. È troppo impegnato ad affondare lentamente nel mare del Nord.

Spiaggia di Texel

Arrivo in pochi chilometri all’inizio di un parco composto da vari laghetti, dune a perdita d’occhio, e tante postazioni per l’osservazione dei volatili. Trovo un sentiero che dovrebbe andare in direzione della spiaggia che ho visto arrivando con il traghetto, quella immensa. Lascio la bici e proseguo tra sabbia, arbusti, in un cammino sempre più caldo e senza un filo d’aria. Sembra non finire più questo forno, finché dopo l’ennesima collinetta vedo l’inizio della spiaggia. Qua la sabbia è leggermente più scura, color caffelatte. Ma di traccia del mare nemmeno l’ombra. Un’enorme distesa piatta, perfettamente liscia, fino all’orizzonte. Mi concentro e vedo laggiù le onde di calore, e due vele. Attraverso il teleobiettivo scopro che il mare inizia proprio laggiù, a circa due chilometri dalla mia posizione, mi sembra irraggiungibile. Le vele corrono a destra e a sinistra, ma sono come miraggi, ondeggiano nella luce del mezzogiorno. Riesco a riconoscere un essere umano. No. È un palo. Troppo fermo. Al terzo tentativo vedo verso destra qualcosa muoversi ma sono davvero due formichine in un universo di granelli marroni.